Intervista al Direttore d’Orchestra Valerio Galli
Il pretesto per incontrare Valerio Galli, brillante direttore d’orchestra trentenne, è la sua imminente partenza per il Nicaragua con l’Orchestra del
Festival Pucciniano ma la spontanea curiosità che nasce ad un primo incontro con lui è quello di capire quale sia l’origine del suo amore viscerale per Giacomo Puccini e la musica lirica. Curiosità di conoscere la storia di un giovane uomo con una bellezza fuori dal comune che ha scelto una strada non facile come quella della direzione d’orchestra che necessita di impegno e disciplina ma soprattutto di una grande passione e di intuizione.
Ci incontriamo in una delle giornate più fredde dell’anno a Torre del Lago nel Foyer del Gran Teatro Puccini, sede della Fondazione Festival Pucciniano. Galli qui è di casa, non solo perchè è la punta di diamante del Festival ma anche perchè qui è cresciuto, prima come spettatore (è qui che ha visto la prima opera a nove anni insieme alla famiglia), poi da comparsa nelle stagioni estive infine come pianista accompagnatore e ora direttore d’orchestra.
Deve molto al Festival Pucciniano?
Moltissimo... Mi ha fatto crescere… Hanno sempre creduto in me.
Il Festival Pucciniano è una delle realtà musicali più importanti a livello europeo. Cosa lo rende diverso dagli altri festival musicali?
Puccini, la sua musica, la lunga storia del Festival. Lo sa che è nato nel 1930?
Deve essere emozionante dare voce alla musica scritta da Puccini qui dove visse e dove ora è sepolto.
Molto (cambia l’espressione degli occhi, ndr), è una sensazione incredibile. Mi è capitato diverse volte che anche i cantanti con cui provavo sentissero l’esigenza di cantare guardando la casa dove riposa Puccini.
Pronto per la partenza?
No, devo sempre fare la valigia (sorride, ndr ) e poi venerdì devo andare a Genova: sabato c’è l’ultima rappresentazione di Campanello e Gianni Schicchi e domenica mattina ho il volo da Pisa per il Nicaragua… (guarda fuori dalle grandi vetrate sul lago, ndr) speriamo non nevichi sabato notte..
Cosa non scorda mai di portare con se?
La bacchetta, le partiture, i vestiti… No, non scordo mai la bacchetta.
E’ scaramantico?
Si…ma non posso dire nulla.
E’ la seconda volta che va in Nicaragua con il Pucciniano: da dove nasce questo legame?
Il figlio del presidente del Nicaragua è tenore. L’anno scorso l’ho diretto in Tosca. Pensi, questa è una cosa bella, era la prima volta che mettevano in scena un’opera coprodotta da loro, con i loro musicisti e i loro cantanti. Prima ospitavano solo spettacoli di teatri stranieri.
Quale opera dirigerà questa volta?
Cavalleria e un concerto con arie veriste. Il Pucciniano sarà presente con undici elementi dell’orchestra, le prime parti. Gli altri musicisti sono cubani.
Oltre al figlio del presidente chi canterà?
Per Cavalleria Silvana Froli e Alessandra Meozzi. Mentre il concerto lirico lo abbiamo lasciato come vetrina ai cantanti locali che si erano esibiti l’anno scorso in Tosca.
Cosa ne pensa del Nicaragua?
E’ un paese molto povero ma ha un teatro meraviglioso con un acustica fantastica .
Ha visitato molti paesi con il Festival, prima da concertista e poi come direttore. Quale città l’ha colpita maggiormente?
New York…anche l’Europa è tutta bella..Parigi.. ma New York la trovo unica. La prima volta ci sono andato come pianista accompagnatore di Luca Salsi al Metropolitan. Pensi avevano ovunque Steinway gran coda ( la “Ferrari “ dei pianoforti, ndr).
E’ conosciuto per essere molto legato alla sua terra: da cosa nasce questo attaccamento?
Dalla mia famiglia.
Sarebbe disposto a trasferirsi per lavoro?
Si. In qualsiasi posto tu sia, a migliaia di chilometri da qui, quando dirigi la musica di Puccini ti senti a casa.
Da dove nasce questo amore per Giacomo Puccini?
Da mio nonno, abitava sotto casa nostra. Non era un musicista ma era un grande appassionato di musica lirica. Amava Puccini. Gli piacevano anche le musiche veriste, l’Andrea Chenier. Non cantava solamente ma recitava proprio, muoveva le braccia e batteva i colpi sul tavolo cantando.
È stato l’unico nipote permeabile all’amore di suo nonno ?
Si.
In un tema in quinta elementare scrisse di voler fare il direttore d’orchestra. Aveva le idee chiare fin da piccolo. La sua famiglia l’ha sempre appoggiata ?
Mah… Mio padre all’inizio forse era un pò preoccupato. Avrebbe voluto che facessi l’Università, ma anche volendo era poco sostenibile con gli studi di composizione al conservatorio. Quando sono arrivati i primi lavori e i primi concerti è stato subito felice.
Ha un forte legame con il suo primo insegnante di pianoforte Fabrizio Papi?
Si, ho incominciato a studiare pianoforte a nove anni. Era vicino di casa di mia nonna e lui da piccolo era spesso lì perché i suoi lavoravano. Quando seppe di questa mia passione si offrì di insegnarmi gratuitamente. Pensi non mi ha mai fatto pagare una lezione...
Cosa la emoziona di più quando è sul palco?
Quando sento convergere le energie di tutti, la complicità con gli altri. L’adrenalina durante l’esibizione. Quando non succede…
Non dipenderà solo da lei: ci sono anche i cantanti e l’orchestra
Si, ma io sono la guida. Dovrei essere io a portarli a quel punto.
Se ha un problema che la incupisce al di fuori questo si ripercuote sulla sua direzione?
Assolutamente si. La porto con me sul palco e purtroppo si sente.
Lei ha partecipato come docente all’Accademia del Festival Puccini. Le piace l’insegnamento?
Amo dirigere. E’ questo il mio lavoro. Non potrei fare altro ma amo il rapporto con i giovani: è stimolante.
Durante le prove dell’ultimo Schicchi a Genova ho vissuto un momento magico. Mi sono trovato nella sala prove con dei giovani cantanti e dirigevo Pons con Panerai che dava indicazioni di regia. E’ stato un momento incredibile, sono due grandi della musica lirica.
Parlando appunto dei giovani, il Festival ha attuato diverse strategie di promozione della musica lirica per questa fascia di età: pensa sia importante?
Si, molto. Nei teatri mancano soprattutto i giovani della mia età, manca l’interesse e anche la voglia di sperimentare. E’ importante dare un educazione musicale fin da bambini, creare un pubblico futuro nelle nuove generazioni.
Complicità, flusso di energie, sono concetti importanti nelle parole di Galli ed è anche quello che questo straordinario musicista riesce a creare con chi si rapporta con lui. A volte per avvicinare i giovani e far amare un mondo come quello lirico basterebbe farlo conoscere attraverso le parole, gli occhi di chi davvero ama e vive per questa musica. Spesso l’insegnamento arriva dritto al cuore quando è genuino e sentito come quello di un nonno.
Selvaggia Schiavi