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domenica 20 giugno 2010

“QUANTO BASTA” Festival dell’Economia Ecologica

Si è svolto dal 2 al 6 giugno 2010 a PiombinoQuanto Basta”, il Festival dell’Economia Ecologica che ha come obiettivo quello di mettere in luce i percorsi di responsabilità ambientale ed ecocompatibilità da intraprendere per un maggiore sviluppo e sfruttamento delle risorse eco-ambientali del nostro paese, compatibilmente alla tutela e preservazione di tali risorse.


Il festival, che aveva già ottenuto la medaglia di rappresentanza dal Presidente della Repubblica, ha preso ufficialmente il via mercoledì 2 luglio in piazza Verdi quando il sindaco della città Gianni Anselmi ha tagliato alle ore 17 il nastro tricolore, inaugurando così l’iniziativa davanti ad un discreto numero di cittadini. Un nutrito programma di eventi e convegni, oltre che a mostre e workshop, ha caratterizzato l’iniziativa che si è svolta lungo le strade e le vie principali del centro storico della città e che ha riscosso, con immensa soddisfazione del primo cittadino, un enorme successo fra la popolazione. Temi importanti ed attuali sono stati i protagonisti dei convegni e degli incontri di questa edizione piombinese 2010. Tra questi uno dei principali è stato sicuramente il concetto di “economia della conoscenza” e cioè quella consapevolezza che ogni uomo dovrebbe avere: essere parte di un tutto per cui ogni gesto, ogni spreco, ogni indifferenza giocano un ruolo essenziale nella vita civile e sociale. Tale consapevolezza dovrebbe stimolare riflessioni culturali sul rapporto uomo-ambiente senza le quali non vi può essere nessuna innovazione ecologica e la tutela dell’ambiente stesso.
Un altro tema fondamentale è stato la riflessione sulla “ecological economy” (economia ecologica), filosofia attuale sul rapporto economia-ambiente che sostiene un’idea di economia diversa da quella basata sui due parametri classici del lavoro e del capitale e che riconosce l’esistenza di tre parametri: il lavoro, il capitale naturale e il capitale prodotto.
Infine, altro tema importante che non poteva essere trascurato dalla manifestazione è stato quello della ricerca scientifica, e più precisamente dell’innovazione ecologica legata al concetto di biodiversità: un ambiente è più resistente se la diversità genetica delle sue componenti biologiche è maggiore, per questo è importante preservare tali diversità attraverso anche attente valutazioni e controlli, in particolare nei settori dell’energia, della gestione delle acque e dei rifiuti e dei trasporti.
Particolare attenzione è stata data poi in questa edizione alle dinamiche della comunicazione, sia riguardo gli strumenti comunicazionali sia riguardo all’ "etica della comunicazione" e più specificatamente della comunicazione pubblica. In considerazione della crescente importanza che tali dinamiche stanno mano a mano assumendo, il proposito di Quanto Basta è quello di far divenire la comunicazione ambientale, nata come presa di coscienza collettiva, elemento sostanziale della vita democratica di tutti i cittadini, fino ad essere considerata un elemento costitutivo dei diritti di cittadinanza.


Margherita Hack

Per tutti questi motivi il Festival ha visto la partecipazione di molti personaggi illustri del mondo della comunicazione, ambientalista, del marketing e della comunicazione pubblica, di tecnici ambientali, educatori, personaggi della politica italiana, fino a scienziati di rinomanza internazionale. Tra questi, la presenza più prestigiosa è stata sicuramente quella di Margherita Hack l’illustre astrofisica italiana che la sera di giovedì 3 giugno nel suggestivo scenario di piazza Bovio, ha incantato il pubblico piombinese con lo spettacolo teatrale “ L’anima della terra vista dalle stelle”, accompagnata dalla celebre cantante Ginevra de Marco e dal musicista fiorentino Luca Ragazzo, allievo del nostro Master.


Luca Ragazzo alla batteria. Foto by Sara Minarini
(allievi della settima edizione del Master)

Anche la gastronomia ha dato il suo contributo in questa edizione del festival; a dimostrarlo è stato il successo del “panpiatto” presentato e servito sulla terrazza del Castello di Piombino, che ha dimostrato come sia possibile concepire un piatto in cui anche il contenitore può divenire alimento e allo stesso tempo essere anche un prodotto totalmente a impatto zero per l’ambiente.
Anche i materiali biodegradabili, infatti, prevedono l’uso di tecnologie industriali con ricadute sull’ambiente, dovendo rientrare comunque nella filiera dello smaltimento di rifiuti e, inoltre, necessitano di detergenti per la loro pulizia. Il panpiatto, invece, viene mangiato insieme al contenuto e, nel caso non venisse del tutto consumato, potrebbe avere una seconda vita e diventare alimento per animali o ottimo prodotto per la terra. L’edizione del Festival si è poi conclusa il giorno 6 giugno con una grossa partecipazione del pubblico piombinese e grande soddisfazione da parte dell’amministrazione comunale che, convinta di aver messo in luce attraverso l’iniziativa le enormi potenzialità delle risorse ambientali della Toscana, ma soprattutto della Val di Cornia, ed percorsi necessari per una loro maggiore tutela ed un più proficuo sfruttamento, pensa già all’edizione dell’anno prossimo.

Sara Minarini

mercoledì 16 giugno 2010

Santiago de Compostela, posto leggendario vicino alla “fine della terra”…

Vengo da questa città. Probabilmente alcuni di voi non la conoscono ma la sua importanza ha radici lontane nel tempo e nella storia.

Santiago de Compostela è capoluogo della regione autonoma della Galizia ed è situata nella zona nord-ovest della Spagna. La pioggia causata dal vento proveniente dall’oceano Atlantico e dalla presenza delle montagne che circondano la città, la fanno diventare un luogo veramente particolare. La regione galiziana è famosa infatti per il colore verde dei suoi paesaggi e la spettacolare costa frastagliata - tipo fiordi - con bellissime spiagge vergini. Numerosissime sono anche le tracce storiche celtiche, vichinghe, romane, medioevali. Ma anche la buona tavola.

Nella Legenda Aurea, che racconta le vite dei Santi, si dice che Giacomo il Maggiore, uno dei 12 apostoli di Gesù, venne decapitato a Gerusalemme durante le persecuzioni nel 44 d.C. divenendo il primo Apostolo martire. Due suoi discepoli riuscirono però a trafugare il corpo. Lo portarono con una barca sulle coste della Galizia e lo seppellirono segretamente in un bosco. Sempre secondo la leggenda, nell’813 all’eremita Pelayo, apparve ripetutamente una pioggia di stelle che indicavano un punto ben preciso. Il vescovo Teodomiro, avvisato di tale fenomeno, giunse sul posto e scoprì tre corpi di cui uno senza testa e con la scritta: “qui giace Jacobus, figlio di Zebedeo e Salomé". Dopo questo evento miracoloso il luogo venne denominato campus stellae (campo della stella) dal quale deriva l'attuale nome di Compostela. Eventi miracolosi seguirono a questa scoperta, come l’apparizione di Giacomo alla guida delle truppe cristiane della Reconquista nell'840, durante la battaglia di Clavijo ed in altre imprese belliche successive. La tomba divenne meta di grandi pellegrinaggi medievali, tanto che il luogo prese il nome di Santiago (da Sancti Jacobi, in spagnolo Sant-Yago) e nel 1075 fu iniziata la costruzione dell’enorme Basilica a lui dedicata.

La Cattedrale è stata oggetto di continue trasformazioni culminate nella facciata principale detta Obradoiro (opera d’oro), grandiosa opera in barocco churrigueresco iniziata nel 1738 e terminata nel 1750. Ai lati svettano due torri alte 76 metri e, all’interno nella Capela Maior, si trova il barocco altare maggiore costruito sul sepolcro dell’Apostolo. Un’arca d’argento, in tre scomparti, racchiude i tre corpi (Giacomo apostolo e i suoi discepoli Attanasio e Teodoro).


Copyright Manfred Zentgraf, Volkach, Germany


Santiago, già prima del Mille, diventa pian piano un importante centro di pellegrinaggio visitato inizialmente attraverso le vie marittime. Molto presto la notizia si diffonde in Europa e imperatori, papi, re, cavalieri, nobili, preti, contadini, mendicanti e malati, cominciano a camminare verso la città da diversi luoghi costituendo una complessa rete viaria chiamata i "cammini di Santiago. Ancora oggi, come allora, il lungo percorso che inizia da Roncesvalles (Francia) deve essere percorso a piedi o, in alternativa, in bicicletta o a cavallo e si conclude sempre con la visita alla Tomba di San Giacomo. Per chi desidera, una volta arrivati alla Cattedrale, è possibile ricevere un attestato in lingua latina che certifica il cammino effettuato. Per ottenere questo “diploma” bisogna però dimostrare di aver percorso almeno 100 Km a piedi o 200 con la bicicletta.

Ogni anno la città riceve milioni di visite da persone provenienti da tutto il mondo che si propongono di fare questo Cammino sia per ragioni religiose, per interesse culturale o per curiosità. Il percorso è costantemente segnalato con moderni cartelli indicatori dalla segnaletica giallo-blu che sostituisce la famosa “conchiglia di Compostela”. Ci sono casi di pellegrini arrivati con sedie a rotelle, persone malate, chi arriva con un mezzo di trasporto costruito con le proprie mani. Durante il viaggio ci si incontra, si cammina insieme, si stringono legami, si vive un'esperienza per molti versi "unica". Alcuni si sono conosciuti e innamorati lungo il percorso e poi sposati.

Arrivati a Santiago de Compostela, il cammino continua per ca. altri 100 Km fino al promontorio sull’oceano Atlantico di Finisterra (in latino FinisTerrae) che in italiano significa la fine della terra dato che si sosteneva che lì finisse il mondo prima della scoperta dell’America. I pellegrini che decidono di arrivare fino qui bruciano le loro scarpe a dimostrazione della fine del loro “cammino”.

Nel 1985 la città vecchia, che attualmente costituisce il terzo luogo di pellegrinaggio cristiano al mondo dopo Gerusalemme e Roma, è stata dichiarata Patrimonio Culturale dell’Unesco. Nel 1987 il Consiglio d'Europa ha riconosciuto l'importanza dei percorsi religiosi e culturali che attraversano l'Europa dichiarando la via di Santiago "itinerario culturale europeo".

La mia città è famosa anche per la sua antichissima l’Universidade de Santiago de Compostela, fondata nel 1495.

Allora, adesso che ne sapete un po’ di più, chi è ancora indeciso su dove trascorrere le vacanze estive? Sarò felice di darvi il benvenuto (però ricordate che prima… dovete fare una lunga camminata!)

Beatriz Cebro Trenco

domenica 13 giugno 2010

Santa Maria Novella

Santa Maria Novella è una delle piazze più affascinanti e importanti di Firenze. È stata per secoli luogo di predicazioni e scenario di feste e spettacoli cittadini. Lo spazio fu tracciato nel 1331 per accogliere i numerosi fedeli che accorrevano ad assistere alle prediche dei frati domenicani. Fu denominata Nuova per distinguerla dall’altra attigua, detta Vecchia, oggi piazza dell’Unità.

Palio dei cocchi
Tra gli spettacoli memorabili si ricorda la corsa ippica del 1563 voluta da Cosimo I de’ Medici che s’ispirava alle corse delle bighe dei Romani. Partecipavano 4 cocchi distinti dai 4 colori dei Quartieri di Firenze (rosso di Santa Maria Novella, verde di San Giovanni, azzurro di Santa Croce e bianco di San Frediano). Trainati da 2 cavalli percorrevano al galoppo 3 giri ellittici della piazza, intorno a due affusolate piramidi di legno (obelischi in marmo dal 1608) attorno alle quali era teso un canapo affinché i cocchi non potessero tagliare il percorso della pista. Il Palio dei Cocchi fu interrotto nel 1858.

Calcio storico/Calcio in livrea
Considerato il padre del gioco del calcio, anche se nei fondamentali ricorda molto più il rugby. È una disciplina sportiva che affonda le sue origini in tempi molto antichi. Il Calcio fu praticato a Firenze quotidianamente da tutta la gioventù per le strade e per le piazze. Nel periodo di massima popolarità si dovettero prendere provvedimenti per garantire la tranquillità degli abitanti. Con il passare del tempo si andò verso una maggiore organizzazione e cominciò ad essere praticato soprattutto nelle piazze più importanti della città. I giocatori indossavano sfarzose livree, da cui il nome Calcio in livrea. Chiamati, poi, calcianti, erano uomini d’età compresa tra i 18 e i 45 anni, prestanti fisicamente e di ottima fama. Tra loro si ricordano addirittura alcuni futuri pontefici: Giulio de’ Medici (papa Clemente VII), Alessandro de’ Medici (papa Leone XI) e Maffeo Barberini (papa Urbano VIII). Famosa fu la partita del 1680 svoltasi in piazza Santa Maria Novella in cui i giocatori si mascherarono da contadini e l'entusiasmo del pubblico rese impossibile il regolare svolgimento del gioco. Il corteo o corteggio, che ancora oggi parte dagli uffici dell’Opera per S.M.N, precede le manifestazioni agonistiche del Calcio Storico Fiorentino. Composto da circa 530 figuranti in livrea 500tesca riporta la città ai tempi del Rinascimento. Tra squilli di chiarine e il tipico rullare dei tamburi che intonano la Marcia, attraversa il centro storico della città fino al Campo di giuoco. Tra questi ricordiamo gli storici sbandieratori di Firenze: detti Bandierai degli Uffizi perché portano le principali insegne delle Magistrature e degli Uffici della Repubblica Fiorentina del XVI secolo.

Il ritorno di Amerigo Vespucci
Sotto il granduca Pietro Leopoldo, in Piazza Nuova di S. Maria Novella, si tenne la celebrazione per il ritorno di Amerigo Vespucci da Lisbona proveniente dalle Americhe: fu un corteo grandioso con costumi sfarzosi ed un teatro in piazza.

La Basilica
Il complesso conventuale ebbe inizio nel 1278 concludendosi nel 1470 con il completamento della facciata ad opera di Leon Battista Alberti che eseguì con maestria un armonioso innesto rinascimentale su base gotica. Qui predicarono San Pietro Martire e Savonarola. Insegnò Tommaso D’Aquino. Fu chiamata a discolparsi la giovane Caterina da Siena. Venne per la prima volta celebrata la festa del Corpus Domini. Parte del convento domenicano ospitò personaggi illustri e papi (Martino V e Eugenio IV). Si tennero le sedute regolari del Concilio di Firenze del 1439. Per questo, parte del convento, venne soprannominato il Laterano fiorentino. Oggi il vasto complesso conserva opere di straordinario valore, come la Trinità di Masaccio, il ciclo affrescato nella Cappella Maggiore da Domenico Ghirlandaio (sepolto in uno degli Avelli di lato alla chiesa), il crocifisso di Giotto, il crocifisso di Brunelleschi (unica scultura lignea del grande architetto), il Diluvio Universale e l’Ebrezza di Noè affrescati da Paolo Uccello.

Curiosità

1) L’Ospedale di san Paolo del 1221 si trova sul lato opposto alla chiesa. Qui la tradizione dice che s’incontravano San Domenico e San Francesco ogni volta che venivano nella città. Inizialmente l’ingresso era da via Palazzuolo ma, nel 1451, venne spostato sulla piazza con la realizzazione del loggiato di Michelozzo. Nel 1780 il granduca Pietro Leopoldo lo destinò a scuola e per questo è conosciuto anche come ex Scuole Leopoldine. Oggi ospita il Museo Nazionale Alinari della Fotografia.

2) Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella, aperta ininterrottamente dal 1612, è una delle più antiche del mondo. Le sue origini risalgono all’attività dei frati domenicani dal XIII secolo. Qui nacque il primo profumo a base alcolica: l’Acqua della Regina, studiato per Caterina de’ Medici.

3) La Scuola degli Allievi Marescialli e Brigadieri Carabinieri si trova nel complesso di Santa Maria Novella fin dal 1810, quando furono soppressi i conventi di SMN e della Santissima Concezione.

4) Giovanni Boccaccio inizia il suo Decameron narrando di sette giovani donne nobili, sagge e oneste che s’incontrano con tre giovani assai piacevoli e costumati […] nella venerabile chiesa di Santa Maria Novella un martedì mattina e concordano di ritirarsi in una villa ai piedi della collina di Fiesole per fuggire al contagio della peste del 1348.

5) Nel 1867 il generale Giuseppe Garibaldi lanciò dal palazzo Pitti-Broccardi in piazza S. Maria Novella, il grido Roma o morte. Lo ricorda una targa situata sulla facciata. Il palazzo a breve diventerà l’albergo Garibaldi Blu.


Linda Kriznik, Sara Minarini

sabato 12 giugno 2010

Firenze si conferma città di moda e arte per eccellenza

Mentre nell’aria si respira il fermento e l’attesa per la settantottesima edizione di Pitti Uomo – che si terrà dal 15 al 18 giugno prossimo - evento cult dell’anno, imperdibile per i fashion addicted e non di tutto il mondo, la complessa macchina di iniziative “collaterali” è in movimento.
A far parlare di sé anche Laura Toccafondi con la sua Planetv che per l’occasione ha ideato e realizzato - con la collaborazione degli studenti del Master in Pubblicità Istituzionale, Comunicazione Multimediale e Creazione di eventi di Firenze – la serata “Santa Maria Novella è di moda”.

A partire dalle ore 18 di martedì 15 giugno, la splendida piazza di Santa Maria Novella restituita ai fiorentini in un aspetto rinnovato e ancora più affascinante sarà cornice d’arte di uno spettacolo di moda.
Storia e stile camminano insieme: un breve excursus temporale permetterà di conoscere da vicino l’incantevole realtà di Santa Maria Novella, affiancato dalla nascita e dallo sviluppo della moda che molti legami ha avuto e ha tutt’ora con la città di Firenze.
Ne è un esempio la storia della commercializzazione del jeans in Europa, innescata dalla famiglia Fratini che con il marchio Rifle ha sedotto milioni di uomini e donne grazie alla praticità e comodità del tessuto jeans da loro lavorato.
Come dimenticare poi Lonsdale London, marchio storico, tra i leader indiscussi dello sportswear e promulgatore di valori sani, onesti e nobili nel mondo sportivo.

Volendo ricostruire una storia di successi, non poteva mancare il caso Zoppini, primo deciso sostenitore e produttore della gioielleria in acciaio. Design, originalità e innovazione sono solo alcuni dei punti di forza di questa azienda tutta fiorentina che ha saputo osare e imboccare una nuova strada che ad oggi si conferma sempre più essere quella più giusta e più coerente con la richiesta di mercato.
E poi ancora alto artigianato made in Italy con Maquito, la storia dell’accessorio “borsa” in pelle con Cromia, l’hairstyle con Matrix, gruppo L’Oreal.

Dalle ore 18 dj set sapientemente selezionato e mixato da Madame Betty e dalle 20 riflettori accesi sul palco: a fare da padrone di casa in questo spettacolo della durata di circa due ore, Marco Vigiani, voce e volto certamente noti non solo al pubblico fiorentino ma anche a tutto quello toscano.
“Santa Maria Novella è di moda” appoggia l’iniziativa Progetto Italia per la sicurezza delle strade con Andrea Guidi e il noto brand di Luxury Car Infiniti.
L’evento sarà aperto gratuitamente al pubblico.
Linda Meoni

Santa Maria Novella è di moda


Invitiamo tutti a partecipare mercoledi 15 giugno dalle ore 18.00!

Allestire una sfilata in piazza Santa Maria Novella?
Ecco cosa sta succedendo in queste ore all’interno del nostro Master. I preparativi fervono, il tempo stringe, l’emozione sale!
Santa Maria Novella è di moda” è un evento che vede la collaborazione del Master con Planetv, con lo scopo di ridare lustro a questa antica piazza fiorentina che tanti eventi ha ospitato nel passato.
Molti studenti del Master si stanno impegnando insieme agli insegnanti Laura Toccafondi e Marco Vigiani per la buona riuscita dell’evento, una vera e propria scuola sul campo, a contatto con i veri problemi che l’organizzazione di una manifestazione del genere comporta, mettendo in pratica la teoria che da mesi ci sta accompagnando.

C’è chi ha realizzato le interviste, chi con matita e colori la locandina, chi si rapporta con la stampa, chi fa mille ricerche per sapere tutto di questa antica piazza, insomma una macchina da lavoro che in questi giorni non ha neanche un attimo di respiro.
I brand che prenderanno parte alla sfilata sono tanti e importanti: Rifle con i suoi leggendari jeans, Lonsdale London con abbigliamento sportivo da sempre di qualità, Zoppini con originali e innovativi gioielli, l’eleganza e la ricercatezza degli abiti da sera firmati Roberto Baldi, l’artigianato di Maquito, la classe e la raffinatezza delle borse Cromia, il tocco inconfondibile degli hairstylist Matrix del gruppo l’Oreal.
L’evento si svolgerà nella settimana di Pitti Immagine, periodo in cui Firenze si trasforma e si plasma prendendo i ritmi di questo grande evento che fa parlare tutto il mondo.
Noi ragazzi del Master ne siamo entusiasti, emozionati di poter prendere parte ad un vero evento.
Allora l’appuntamento è fissato per mercoledi 15 giugno alle 18.00 per “l’avanspettacolo” e poi dalle ore 20.00 la passerella prenderà davvero vita.

Concetta Chirabino

giovedì 10 giugno 2010

Firenze Marathon




Un appuntamento fisso di fine novembre
La maratona di Firenze conta all’attivo ben 26 edizioni e la XXVII è oramai dietro l’angolo.
Le iscrizioni sono state aperte lo scorso 12 marzo e proseguiranno fino ad una settimana prima della gara.
L’organizzazione è già in pieno fermento: il 28 novembre 2010 - data della gara podistica - se lo chiami, arriva.
Puntualmente, l’evento cade nell’ultima domenica di novembre.
E non è un caso.

Un evento per la città
E’ stato scelto un periodo che sul piano turistico è piuttosto tranquillo, per non dire “morto”, a Firenze.
L’obiettivo è riempire la città di podisti e appassionati di sport con al seguito familiari, parenti ed amici e far sì che si trattengano il più possibile e soprattutto che si appassionino a Firenze e ovviamente anche alla sua maratona!
E che tale “goal” sia stato segnato, non ci sono ombre di dubbi.



Un evento dentro la città
I dati parlano da soli.
Oggi la maratona di Firenze è la seconda a livello italiano, superata solo da Roma.
Oltre 10.000 iscritti alla XXVI edizione e più di 25.000 pernottamenti presso le strutture ricettive cittadine. Insomma, un vero e proprio sodalizio tra sport e turismo.
E come potrebbe essere diversamente, vista la location?
I 42 km e 195 m della maratona si snodano lungo un percorso che tocca i monumenti, le piazze e le vie più belle del centro di Firenze.
Un’occasione unica per ammirare una delle città più affascinanti al mondo, che per la gara viene pure chiusa al traffico.
Ma non è solo una questione di “vetrina prestigiosa”.
C’è di più dietro il successo della Firenze Marathon.

Il segreto della Firenze Marathon
Il segreto del suo successo è l’esercito di volontari - oltre 1.600 - che prestano servizio all’interno della efficiente ed efficace “macchina organizzativa della Firenze Marathon”.
Sono persone che si dedicano alla maratona animate esclusivamente dalla “Passione”, quella autentica e pura, per lo sport .
E ciò vale fin dagli albori. E’ sempre e solo Passione per lo sport, il sentimento nudo e crudo, che ha spinto i soci fondatori della Firenze Marathon a lanciarsi con tenacia e serietà in quest’impresa.
Un’avventura iniziata nel 1984 quando la maratona registrò 500 maratoneti giunti al traguardo.
Da allora ne è stata fatta di strada. La maratona di Firenze ha raggiunto i primi posti nella classifica delle maratone più prestigiose al mondo.

L’ analisi per il master
Niente viene trascurato e/o demandato al caso, tutto è programmato e realizzato secondo un progetto.
Il fil rouge che dal 1984 ad oggi contraddistingue la Firenza Marathon è la cura e l’attenzione ai minimi particolari.
Noi l’abbiamo potuto verificare grazie alla disponibilità e cortesia del direttore tecnico della Maratona, Luigi Soriani, anche lui “prestato” alla maratona, visto che nella vita il suo primo lavoro è un altro ed ha pure una moglie .
A lui ci siamo rivolte per svolgere l’analisi dell’evento come studentesse del Master e ci ha introdotte in un……..mondo!

I punti di forza
Una realtà attenta a curare le relazioni con gli stakeholders, a sfruttare le potenzialità della multimedialità, un orientamento al miglioramento continuo ed alla fidelizzazione. Numerosi e prestigiosi gli sponsor.
Regione Toscana, provincia e comune di Firenze quali soggetti patrocinanti.
Una collaborazione con l’Azienda Sanitaria Locale per diffondere il binomio sport=salute.
Un evento la cui mission e vision risultano ben radicate e solide.
Insomma, tanto di capello, visto che si tratta di….. volontari!

Per saperne di più
E per chi volesse entrare a far parte di questo mondo, sul sito www.firenzemarathon.it ci sono tutte le informazioni e i moduli per iscriversi alla gara o per partecipare all’evento tra i volontari.
Candidarsi tra i volontari costituisce un’opportunità per vivere tutta la magia della Firenze Marathon, anche in assenza di preparazione atletica.
Provare per credere!!!


Marta Staccioli

Cristina Torres
Beatriz Cebrotrenco

lunedì 7 giugno 2010

Golden Drum Festival

Golden Drum Festival è il festival che si svolge ogni anno, da 16 anni, a Portorose in Slovenia. E' il festival dell' advertising che coinvolge agenzie da tutta Europa. La 16° edizione, svoltasi l'anno passato, per la prima volta ha dato la possibilità anche agli studenti di entrare a fare parte del concorso.
La categoria era quella del PR e ogni candidato avrebbe dovuto realizzare un video di massimo 2 minuti sul tema “Che cosa è PR?”.
Avendo deciso di scrivere la mia tesi sul Golden Drum festival, questa era un'ottima opportunità per fare anche un pò di lavoro “pratico”. Siccome PR è un termine vastissimo ho deciso di prenderlo dal verso opposto, per così dire. Sono andata per le vie di Lubiana, in Slovenia, a chiedere ai passanti che cosa sapessero, pensassero e dicessero riguardo al PR. Con un piccolo trucco ovviamente: ho diviso il video in due parti. Nella prima mi sono vestita male, ero spettinata e davo del tu alle persone che intervistavo. Nella seconda invece mi sono vestita per bene, truccata e ho usato un linguaggio più alto. Quindi, oltre che chiedere alle persone cosa pensassero del PR, volevo vedere anche se è vero che 'l'abito fa il monaco' poichè penso che la maggior parte delle volte sia la presentazione a contare veramente e a ispirare fiducia e solo dopo (purtroppo) arriva il messaggio.



Per essere sincera è andata sorprendetemente bene. Mi hanno risposto in tanti e le loro risposte erano molto dettagliate. Ma la cosa che mi ha stupito è stata che non si è verificata una gran differenza tra la prima parte “barbona” e la seconda “per bene”. Anzi...penso che a volte, soprattutto i giovani, fossero molto più a proprio agio con Linda vestita in modo semplice, rispetto a quando ero vestita per bene.
In conclusione, al festival ho avuto la medaglia di legno (quarto posto), ma va benissimo così per la prima volta. E oltre questo ho conosciuto tante meravigliose persone che mi hanno dato una mano con la laurea...e le ringrazio...

Per sapere di più sul Golden Drum
http://www.goldendrum.com/
Linda Kriznik

venerdì 4 giugno 2010

Posto fisso? Posso aspettare


Di questi tempi, sembrerà da pazzi e da irresponsabili pensarla come me, ma che dire… sono fatta così e non ci posso fare nulla.
Sono cresciuta in una famiglia in cui l’80% dei componenti lavora nel pubblico e sono sempre vissuta con questa frase nelle orecchie: “Niente è più sicuro del posto pubblico!”; purtroppo per la maggior parte dei miei familiari il posto fisso per i propri figli e nipoti è l’ambizione in cui vengono riversate tutte le speranze di una vita.
E io? E io mi ritrovo essere l'opposto contrario di tutta la famiglia Recchi!!
Posto fisso? Non prima dei 50 anni.
Posto pubblico? Non è per me!
Per ora sono così, mi piace vivere le esperienze, mi piace cambiare e mettermi in gioco.
Perché a 23 anni dovrei :
• fare concorsi statali
• chiudermi fino alla pensione nello stesso ufficio
• incontrare ogni giorno le stesse facce
• svolgere ogni giorno gli stessi compiti
per 1200 euro fisse al mese, né un euro di più, né un euro in meno (anche se fanno molto gola) ??!!
No grazie! Non ci sto! Preferisco guadagnarne la metà ma fare quello che mi piace.
Assolutamente non penso che la mia sia la scelta migliore, anzi ammiro chi riesce ed essere felice così, li ammiro! Ammiro la loro serenità a vivere una vita tranquilla.
Attenzione, non sono una masochista che ama star male; anche a me piace vivere senza problemi ma amo allo stesso tempo vivere quell’ adrenalina del continuo cambiamento.
I miei amici dicono che sono un caso irrecuperabile mentre mia madre dall’alto della sua età e delle sue esperienze dice che arriverà anche per me il momento in cui l’unica cosa che desidererò sarà la stabilità.
Frequentando questo master a volte mi sento un pesce fuor d’acqua: la maggior parte di noi è lì alla ricerca di un lavoro serio e fisso.
Molti di noi, o forse la maggior parte, vivrà lo stage con tante speranze di assunzionee… ed è giusto cosi, questo è lo spirito giusto!
Ed io?
E io ho troppo da vivere per poter decidere ora dove e come voglio il mio futuro! So già che mi impegnerò molto in questo nuovo percorso ma senza speranze per il domani.
Io sono non qui per questo, io non sono qui con la speranza di iniziare a Febbraio il lavoro della mia vita … non è quello che voglio!
Io sono qui perché penso che questo master sia l’INIZIO di un percorso di specializzazione, l’INIZIO di un percorso che mi porterà poi a destinazione, nel mio Posto nel mondo.
Dicono che sia superficiale ma detto fra noi non mi ci sento proprio. Metto tutta me stessa in quello che amo fare, in quello che so che mi potrebbe aiutare a formarmi professionalmente.
Ho idee chiare in tutto, ma non sento di poter decidere ora il mio futuro!
Avanti con le esperienze! Ora che non ho nulla che mi lega in un determinato posto, perché dovrei fermarmi?















Ho sempre pensato solo a me, o comunque, ho cercato sempre di essere indipendente in tutto, proprio per sentirmi appagata.
La sensazione che odio di più è quella dell’essere insoddisfatti e ho sempre cercato nella mia vita di non viverla; cerco di essere fiera di me stessa, delle mie scelte e della mia vita seppur a volte vi assicuro che è difficile.
È difficile dover ricominciare ogni volta, è difficile conoscere e coltivare amicizie speciali ma solo per pochi anni, ed è difficile stare lontani da casa.
Voglio fare la grande ma in fondo in fondo sono una gran mammona io, e mi manca a volte il sapore di casadolcecasa! Ma non riesco, è più forte di me, sono una trottola… come una trottola se la fai stare ferma perde l’equilibrio. Ecco io mi sento così.
Giusto o sbagliato che sia non posso farci tanto. Quindi a questo punto… alzi la mano chi desidera un buon “postarello fisso” come dicono dalla mie parti, la Famiglia Recchi sarà felice di sapere che non tutti i giovani sono “Vagabondi Sognatori” come la loro “Piccola Cri”!

Cristiana Recchi

Niente titoli, per favore

Non c’è cosa più difficile per me che trovare un titolo per i miei racconti e per i miei romanzi mai finiti. Comincio a scrivere di getto una scena, un dialogo in “medias res”, e poi li lascio lì, perché non ho tempo, oppure perché mi mancano la voglia e l’ispirazione.
Il mio computer è pieno di “documenti” senza un titolo adeguato.
Più volte ho pensato ai grandi scrittori, Shakespeare, per esempio, che intitolava i suoi drammi con il nome proprio del protagonista. E sarebbe l’unica soluzione valida, se volessi davvero prendere sul serio una delle mie passioni principali, quella di scrivere.

Dei miei diari non sto neppure a parlarne. Sono pieni di commenti e recensioni su libri letti e riletti, di esperienze banali, di fantasticherie, niente a che vedere con le opere magne di Andrè Gide, di Franz Kafka o di Virginia Woolf.
A mia difesa devo ammettere però che nessuno mi ha insegnato a scrivere. Per anni ho creduto che fosse una dote innata, che si affina piano piano con la pratica, con un’ottima memoria, e con un dizionario dei sinonimi e contrari. Ora invece scopro che non è così.
Altro che temi in classe alla scuola media, dove tutti i giudizi erano dello stesso tenore: stile personale, buona la forma! Io inventavo e mi andava bene, bastava non infilarci errori di grammatica e il gioco era fatto.
In quel periodo amavo le frasi lunghe e contorte, alla Thomas Mann per intenderci, e infarcivo i miei testi di incisi, subordinate con un punto dopo minimo dieci righe.
Al liceo linguistico, con l’inglese scritto fu un disastro. La mia professoressa esigeva frasi brevi e concetti divisi in paragrafi. Da quel momento la mia vita è cambiata. E anche il mio modo di scrivere.
Io guardo il mondo attraverso gli occhi di una spettatrice, che poi dovrà mettere su carta ciò che ha visto, e per il momento sono disoccupata, e non soltanto perché non possiedo un lavoro “vero”.
Scrivere richiede tempo e fatica. La seconda mi spaventa e il primo mi è sfuggito di mano.
Chissà se un giorno qualcuno leggerà un romanzo o un racconto che miracolosamente sono riuscita a comporre sfidando ogni mia paura.
Per adesso rimangono i “documenti” sul computer, in attesa che la loro autrice abbia la pazienza e la curiosità di farli rivivere ancora, con un titolo magari.

Cristina Matessi


La mia scelta

Scegliere quale Master faccia al proprio caso è un' impresa ardua e faticosa.

Ho iniziato la mia ricerca già qualche anno fa, quando ero nel pieno degli esami dell’università. Ho studiato a Roma, all’Ateneo di Tor Vergata, ma ho avuto sempre la testa proiettata verso cosa avrei fatto dopo la laurea. Un giorno, in una pausa di studio, ho cominciato a digitare sul motore di ricerca “Master post laurea”, “aiutoooo” ho esclamato! Eh si, perché di Master ce ne sono davvero a centinaia, anzi a migliaia! Perfezionando la mia ricerca tramite parole chiave e restringendo i campi, la scelta nel tempo cominciava a delinearsi. Ma è stato davvero difficile. La mia preoccupazione più grande era legata allo scetticismo nei confronti di organizzazioni di cui non avevo sentito mai parlare: non sapevo di chi fidarmi. Poi ho deciso che delle Università ci si puo’ sempre fidare, cosi ho cominciato a navigare tra le pagine degli atenei italiani, e così ho saputo del Master dell’ Università di Firenze in “Pubblicità istituzionale, Comunicazione multimediale e creazione di eventi”. Speravo davvero tanto di poter far parte di questa classe, le materie mi affascinavano, la città mi attraeva, cosi dopo la laurea ho fatto richiesta. Nutrivo molte speranze, e quando nell’elenco dei candidati ammessi ho letto il mio nome, credevo di esser tornata all’età di 5 anni! Ero felicissima.

Ora sono un' esperta di siti internet che propongono Master di ogni genere, in ogni città italiana, ma sono soddisfatta della scelta che ho fatto.

Il mio intervento su questo blog ora forse si tingerà di un pò di malinconia, perché le lezioni sono quasi finite e tutti noi “masterini” ci siamo molto affezionati. Siamo secondo me un gruppo bellissimo. La definirei quasi una classe del liceo. Come è ovvio ci sono persone a cui si è più legati e persone con cui non si è stretta una grande amicizia, ma in generale siamo davvero una bella squadra. Ci scambiamo opinioni e suggerimenti, ci sosteniamo e ci confrontiamo. Siamo tutti diversi dagli altri, e forse anche per questo c’è poca competizione tra di noi, o comunque c’è una sana competizione.

Sono soddisfatta della mia scelta, e sono contenta delle persone che ho incontrato. E poi ci sono due persone che ci seguono passo passo come delle ombre, a volte ci stanno col fiato sul collo, ma sono proprio brave e a loro va un ringraziamento speciale!!!


Concetta Chirabino

mercoledì 2 giugno 2010

La mia ricetta preferita


Ingredienti

2 attente narici
1 cervello ben stimolato
cuore qb



C’è una grande dose di vanità nel cucinare. La soddisfazione che mi dà vedere sui visi delle persone le espressioni di piacere nell’assaggiare quello che io offro loro è pari forse solo a un 30 e lode o a uno scatto particolarmente ben riuscito.
Ci vuole fantasia, voglia di sperimentare, di inventare ma anche di imparare. Io sono certo alle prime armi in cucina ma credo di avere un buon intuito e tanta curiosità. E passione naturalmente, che coltivo ormai da decenni: la nonna veniva a prendermi all’asilo nel primo pomeriggio; andavamo a funghi, mirtilli, a “rubare” l’uva “fragola”, a cercare le castagne, a cogliere bruscandoli e radicchi selvatici. Poi a casa mi insegnava a impastare, a tirare la pasta all’uovo e mi lasciava giocare con le verdure e le spezie. Io mischiavo acqua e aromi, ciuffetti di sedano e prezzemolo, poi quando tornava a casa il nonno gli infilavo sotto il naso il mio intruglio e lui esclamava :”Mmm che profumo!”. E gongolavo.




Ho cominciato a fare video di ricette per gioco, partecipando a un concorso su youtube. Non ho vinto, però, dato che la cosa mi ha molto divertita, ho pensato di continuare. Quando registro, se posso, coinvolgo gli amici: in fin dei conti è spesso per loro che cucino, e condividere anche quei momenti rende il tutto ancora più divertente. Il numero dei video caricati finora è veramente esiguo e la qualità non è certo alta, però voglio continuare e vedere se questa strada possa portare da qualche parte. Dove non importa. Nelle ricette che propongo (in video e non) cerco sempre di mettere del mio. Seguire le regole, fondamentali, ma allo stesso tempo variare per trovare nuove soluzioni e magari anche incuriosire chi guarda. Il “tubo” (come viene chiamato amichevolmente youtube) pullula di video, di ricette per così dire classiche. Allora io cerco di fare qualcosa di diverso ma al tempo stesso conosciuto. Così nessuno si spaventa ma nemmeno si annoia. Spero. Il prossimo video che ho in mente di realizzare è una ricetta austriaca: i Marillenknödel, dei canederli di patate con all’interno un’albicocca (Marille) poi passati nel burro fuso sfrigolante, zucchero cannella e pan grattato. Sì, un tipico dolce leggero ed estivo. Ho verificato che non ci siano già online tutorial su questa specialità, per lo meno non in italiano, e siccome adoro far conoscere agli amici i piatti tipici della mia regione (l’Alto Adige) mi cimenterò presto in questo dolce.

Ho nominato l’Alto Adige. La mia regione è ricca. Da tutti i punti di vista, ma ora vorrei soffermarmi sulla ricchezza enogastronomica e culturale. Siamo tedeschi e italiani. Viviamo gomito a gomito, e sarebbe incredibilmente intelligente riuscire a mischiarsi sul serio. Questo non avviene, per questioni più grandi di me delle quali qui non voglio discutere. In ogni caso essere nata a Bolzano mi ha dato la possibilità di studiare fin da piccola il tedesco, la possibilità di fare molti viaggi studio in Germania e in Austria e non per ultimo un tirocinio al Ministero degli Esteri a Vienna. Ho ammirato e imparato a conoscere i banalmente detti “usi e costumi” soprattutto austriaci. E mi piacciono. I loro (nostri) dolci sono per me i più golosi al mondo. Parola di ragazza che resta imbambolata davanti alle vetrine dei caffè viennesi per interminabili minuti. Ed è proprio all’interno di questi caffè che artisti, scrittori, musicisti, politici, gustando quelle fette di torte, e sorseggiando quelle tazze di caffè, e parlando, confrontandosi, discutendo, hanno fatto di Vienna una delle capitali di arte, letteratura, musica. Lo stomaco non c’entra, se non appena appena: mangiare è prima di tutto una questione di cervello e di cuore. E di naso! Sì perché io annuso tutto. Non si può assaggiare qualcosa se prima non ci si è fatti un’idea grazie alle narici! E lo stesso, secondo me, vale per moltissime altre cose. Sarà che ho un odorato particolarmente sviluppato, ma delle volte mi sembro un segugio in cerca di tartufi. Luoghi, persone, stanze, oggetti, se hanno un odore io lo colgo e in base alle sensazioni che questo odore mi trasmette, valuto ciò che mi circonda in “mmm buono…” o “iii cattivo!”.














Forse avrei dovuto frequentare la scuola alberghiera e tentare la strada culinaria, ma per gli studi ho scelto le altre mie passioni: letteratura, libri, scrittura. Anche se sono sempre più convinta che arti e leccornie varie si facciano l’occhiolino molto più spesso di quanto si creda.

Elena Policella